3 storie di autostop che ti ridaranno fiducia nell’umanità

Ecco tre fantastiche storie che raccontano esperienze incredibili vissute da autostoppisti.

#1 – IL TRATTORE.
Ero in Turchia, abbandonato dal bus turistico. Poco male, un giro da solo prima o poi volevo farlo. Allora guardo le case, le piazzette dove non hanno mai visto un turista, prendo un caffè in un bar con un proprietario gentilissimo. S’era fatto quasi buio, nessuno era venuto a cercarmi. Ho deciso di fare autostop. Dopo pochissimo, arriva un trattore. A bordo 6 o 7 persone, anche un bambino sul tettuccio. In qualche modo faccio capire che mi dirigevo verso la città, mi invitano a bordo. Mi siedo sul parafanghi, vicino a un vecchietto, forse era il nonno del bambino. Dopo 10 minuti di viaggio, il trattore si ferma. “No gas, no gas” mi urlano. Dovevamo spingere, nessun problema. Mi rimbocco le maniche, ma il guidatore mi blocca, non potevo spingere, ero loro ospite. Così, mentre loro si sforzavano al massimo, io ero sul sedile con le mani al volante. Sono andati avanti per 5km, mi sentivo un re. Ed è grazie a queste persone che ho deciso di trasferirmi qui. 

#2 – OSSA.
Un ragazzo, appena laureato, decide di partire con pochi euro e uno zaino semivuoto. Il miglior modo per spostarsi in quelle condizioni è l’autostop. Così, alza il pollice in una strada poco trafficata, dove ogni tanto passa un camion. Dopo un’oretta, un tir rosso si ferma, lo fa salire. Il camionista è piuttosto anziano, pochi capelli, barba bianca e lunga, estremamente silenzioso. Il ragazzo è un po’ in soggezione, cerca di rompere il ghiaccio chiedendogli cosa stesse trasportando. “Ossa” risponde l’uomo. “Ossa? Di cosa?” gli chiede il ragazzo, mentre il sangue inizia a raggelarsi. “Di autostoppista. Ossa di autostoppista.” ammette. A quel punto, il camionista lo guarda, chiude la sicura della portiera, mentre il ragazzo è ormai di sasso, non sa più cosa dire, non può neanche rotolarsi giù dal camion. L’uomo lo fissa, ma non riesce più a trattenersi. Scoppia a ridere, mentre tira fuori una birra e la offre al ragazzo. Fu un bel viaggio. 

 #3 – L’UTILITARIA.
John era appena stato mollato dalla ragazza, era in uno di quei momenti in cui vuoi cambiare la tua vita. Così, zaino in spalla, inizia a viaggiare senza meta, un po’ in treno e un po’ grazie a chi può dargli un passaggio. Un’utilitaria si ferma per prelevarlo, a bordo c’è una bellissima ragazza, bruna, occhi verdi. John pensa già a una famiglia, una casa insieme, un cane da accudire, così comincia a tirar fuori i suoi migliori aneddoti, sempre ingigantiti come ogni volta che si racconta qualcosa a qualcuno che ci piace. Nel bel mezzo di una storia, la ragazza lo interrompe. Gli dice: “ok, basta, smettila. Eccoti, prendi questi e scendi. Addio.”. Lei lo molla lì, sul ciglio della strada. John ha in mano un pacco di soldi. Abbastanza per potersi permettere un’auto. E una vita nuova.

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