Un fenomeno sottovalutato ma che spesso comporta problemi di pubblica sicurezza nel nostro Paese è quello delle auto “fantasma”.

In Italia, infatti, si stima che circolino almeno 96.887 auto intestate a 430 persone.

Spesso e volentieri queste ultime risultano essere anche irreperibili.

La questione

Queste cosiddette “automobili fantasma”, secondo le Direzioni distrettuali antimafia,  vengono  utilizzate per compiere crimini di vario genere, anche e soprattutto dalla criminalità organizzata.

Questo perché risultano essere intestate a soggetti compiacenti che, dietro compenso, fungono da prestanome a coloro che sono i proprietari di fatto dei veicoli.

Inutile dire che queste auto rappresentano dunque dei mezzi perfetti per fuggire da rapine o da altri luoghi del crimine.

Ma oltre a mafie e bande criminali questo “trucco” viene utilizzato anche da singoli che, in questo modo, evitano di pagare l’assicurazione, il bollo ed eventuali sanzioni.

Secondo Ania (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicurazioni), infatti, circolano sul suolo italiano ben 2,8 milioni di veicoli sprovvisti di assicurazione tra cui, appunto, le auto “fantasma”.

In caso di procurato incidente con danni a persone sarà il Fondo di garanzia per le vittime della strada a risarcire i danneggiati e ad alimentare il Fondo sono le quote dei premi Rc auto regolarmente pagati.

Tutto ciò comporta dunque anche delle conseguenze economiche negative per gli automobilisti onesti.

Le lacune normative

Ma come è possibile che un fenomeno così diffuso e noto alle autorità sia così difficile da debellare?

Le difficoltà derivano dal decreto legge n. 78 dell’Agosto 2009. Quest’ultimo ha imposto al Pubblico registro automobilistico (Pra) di comunicare, ogni sei mesi, all’agenzia delle Entrate , alla guardia di finanza e alle Regioni i soggetti risultanti intestatari di più di dieci automobili. La comunicazione arriva pertanto a soggetti istituzionali che, diversamente a Carabinieri e Polizia, difficilmente effettuano controlli sugli automobilisti.

Nel 2010 entra in vigore la Legge n.120 che modifica il Codice della strada: viene introdotto l’articolo che vieta immatricolazioni e iscrizioni al Pra qualora “risultino situazioni di intestazioni simulate o che pregiudichino l’accertamento del responsabile civile della circolazione di un veicolo”, con tanto di sanzioni ed eventuale radiazione del mezzo.

Ma a tutt’oggi, non sono ancora stati emanati i decreti attuativi che definiscano le modalità e i criteri utili ad accertare le intestazioni fittizie.

Conclusioni

Intestare auto a dei prestanome, che spesso e volentieri coincidono con persone in grave difficoltà economica e sociale, è un’attività in continua espansione negli ambienti criminali.

La necessità di introdurre un efficace sistema di controllo “automatizzato” è dunque abbastanza impellente. Ad oggi, infatti, le intestazioni indebite dei veicoli vengono scoperte per frutto del caso o per singoli interventi specifici organizzati dalle forze dell’ordine.

FONTI:

Segugio.it

ANIA

Corriere.it